Innovazione e smart working

 

Smartangle News • Dic, 2020

Oggi proviamo a dare risposta alla domanda: perché molte aziende hanno migliorato il modo di fare innovazione mentre i dipendenti erano in tele-lavoro?

La pandemia che ci ha costretti e ci costringe ancora a limitare i nostri spostamenti, e che ha sbloccato e accelerato la pratica del lavorare da casa, ha anche accelerato un nuovo approccio all’innovazione.

Non è mia intenzione alimentare le varie polemiche e/o pontificare sulle varie differenze tra le modalità di lavoro da remoto, perché non faccio parte di questo copioso gruppo di “esperti della rete”.

Vorrei invece fare il punto su qualcosa che ha ricevuto, ad oggi, scarsissima attenzione, anche da quelle riviste (online e non) che si occupano di innovazione. Ovvero vorrei provare a riflettere su cosa sta spingendo molte aziende ad innovare in maniera più smart mentre i dipendenti sono al lavoro da remoto.

Infatti, credo sia sotto gli occhi di diversi professionisti che fanno un lavoro come il mio, che alcune aziende, anche in questi tempi di crisi, hanno comunque continuato a innovare, magari proponendo sul mercato delle nuove soluzioni o addirittura dei nuovi prodotti (si veda il blog degli Enablers).

Ma cosa è successo allora? E perché le aziende sono riuscite comunque a far funzionare l’innovazione anche a distanza? Provo ad elencare i tre motivi principali.

Isolamento

Spesso per fare innovazione serve potersi concentrare per riflettere sui problemi, e cercare nuove soluzioni. L’isolamento dovuto al lavoro da remoto ha reso possibile l’estraniamento dall’ambiente di lavoro quotidiano, permettendo alle persone di attivare tutti quei processi mentali che favoriscono il nascere di nuove soluzioni ai problemi. Sono venuti a mancare una serie di fattori di distrazione, come ad esempio: il “hai due minuti?”, la pressione dettata dalla costante urgenza, il “rumore di fondo” che rende impossibile la concentrazione, il girovagare per l’azienda in cerca del collega, e sicuramente anche le lunghe ed estenuanti riunioni inconcludenti.

Tempo

È ormai famosissima la vignetta, proposta in tutte le salse, dei due cavernicoli che tirano a gran fatica un carretto dalle ruote quadrate, e che rispondono al tizio che gli propone le ruote tonde che “non hanno tempo”. Ebbene, lavorare da remoto ha anche favorito una gestione differente del tempo. Le persone sono riuscite ad organizzare meglio le proprie giornate lavorative. E anche se molti sono stati intrappolati nelle maglie di Skype e Zoom, comunque hanno potuto dedicare all’innovazione almeno il tempo che spesso perdevano (e perdono) nel tragitto casa-lavoro e viceversa. Questo tempo è quindi stato speso a generare nuove soluzioni, o quantomeno a pensare a quelle idee da discutere poi con i colleghi in call.

Autonomia e responsabilità

L’autonomia che hanno vissuto e vivono le persone che sono in lavoro da remoto, ha spesso reso di gran lunga migliore il modo di lavorare, e di innovare. L’autonomia ha generato, in molti casi, anche un senso di responsabilità, che ha permesso di essere più efficienti su certi processi, soprattutto quello di innovazione. Inutile sottolineare che qui sto parlando di quelle aziende virtuose, dove la fiducia nei dipendenti ha reso possibile che si potesse gestire il lavoro in autonomia, e che ha fatto sì che si innescasse appunto il processo che ho appena descritto. Anche se, a guardare il bicchiere mezzo pieno, anche laddove non ci fosse stata questa fiducia di base, comunque sono convinto che molti imprenditori sono rimasti sorpresi, e si sono dovuti ricredere sul modo in cui i dipendenti hanno lavorato da casa.

Queste tre motivazioni, combinate, mettono in evidenza il fattore più importante per fare innovazione in maniera smart: il focus.

Le aziende che hanno sperimentato il lavorare da casa, hanno in qualche modo toccato con mano quello che ha significato, e significa, innovare in maniera più efficiente, ovvero focalizzarsi sul problema da risolvere, o sulle idee da sviluppare. Infatti, il focus sul problema è un fattore estremamente importante, e spesso è il motivo per cui certe aziende non riescono a fare vera innovazione.

Va da sé, quindi, che il focus deve essere il punto di partenza, e se non adeguatamente combinato con tempo sufficiente, assenza di distrazioni e gestione autonoma del lavoro, purtroppo sarà molto difficile innovare.

Tutto quello che il lavoro da remoto ha permesso, in qualche modo, è creare le condizioni al contorno per trovare un focus preciso, e affrontare i problemi uno per volta. In questo modo l’innovazione è diventata più snella e agile, e certamente molto più efficace.

Pertanto, il lavoro da remoto, tra i vari alti e bassi, ha favorito l’innovazione, e quindi la mia speranza per tutte quelle aziende che la fanno seriamente, è che questi nuovi processi virtuosi diventino parte della cultura aziendale per poter trovare il giusto focus per innovare in maniera sempre più smart.

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