Feudalesimo e innovazione: le agenzie per l’innovazione

Smartangle News • Set, 2020

Le agenzie per l’innovazione. Oggi continuiamo con una breve riflessione sui feudi delle agenzie territoriali per l’innovazione.

Sull’onda di una probabile impopolarità, continuo con la seconda riflessione su come feudalesimo e innovazione, sebbene concetti distanti e poco affini, siano in realtà proprio l’opposto.

Nello scorso articolo ho già fatto la dovuta introduzione storica, ed ho anche affrontato il primo tema di come i distretti industriali abbiamo contribuito a diffondere questa avversione a fare innovazione in maniera collaborativa.

Ora vorrei provare a spostare l’attenzione sulle cosiddette agenzie per l’innovazione, disseminate sul territorio e quindi presenti quasi ogni dove. Queste agenzie sono in genere organizzazioni che nonostante una governance pressoché autonoma, in realtà sono una emanazione di quelle istituzioni che tentano di far girare l’innovazione. Il principio è lodevole, ma spesso la parte più spiccatamente esecutiva è molto lacunosa, poco efficiente e presenta pecche di vario genere.

Queste organizzazioni hanno subito una serie di cambiamenti nel corso degli anni, molte hanno ampliato i loro servizi e si sono evolute. Ma l’obiettivo principale è stato sempre quello di agevolare progetti di innovazione, con tematiche diverse, attingendo ai fondi pubblici di varia natura. Nella mia esperienza ne ho conosciute diverse, e tutte presentavano delle caratteristiche abbastanza comuni.

Con voi oggi, vorrei esaminare alcune di queste peculiarità un po’ più a fondo, almeno per cercare riflettere su alcuni errori del passato e cercare di migliorare, anche alla luce del fatto che oggi abbiamo un Ministero per l’innovazione tecnologica e digitale, guidato dalla ministra Paola Pisano, che seguo e apprezzo già da prima del suo attuale incarico.

Localizzazione territoriale

Questa è la peculiarità più pronunciata, anche perché queste agenzie per l’innovazione sono nate proprio con l’intento di essere vicine ai vari territori italiani. Certo, ogni territorialità in Italia, anche all’interno di una stessa regione, presenta determinate particolarità e spesso unicità. Ma questo è spesso stato, per queste agenzie e per il lavoro che svolgono, un limite.

Infatti proprio questa mission territoriale ha molto contribuito alla chiusura di queste agenzie all’esterno. Oso nel dire che quasi ognuna di esse ha creato il proprio piccolo castello, e ha iniziato a portare acqua al proprio mulino (o dovremmo dire feudo). Tutto ciò a scapito di una innovazione “allargata”, che avrebbe potuto veder nascere dei progetti molto più interessanti e ambiziosi, se solo questa rete avesse funzionato più da network e meno come semplici punti di accentramento di servizi e competenze (che poi scopriamo essere molto simili tra loro).

Iper-competenze

Spesso nelle agenzie per l’innovazione ho incontrato delle persone molto competenti. Altrettanto spesso sono giovani, certo, con poca esperienza, ma con delle competenze fresche, aggiornate e a volte anche nuove (rispetto a chi è già nel circuito da anni).

Questa abbondanza di competenze, a volte anche combinata con l’esuberanza e la proattività tipiche dei più giovani, spesso si trasforma in una minaccia, anche molto pericolosa per chi le dovrebbe gestire e, anzi, far maturare. Di conseguenza la tendenza è di “sopprimerle”, per renderle innocue (e ciò non accade solo in queste agenzie, si badi bene).

In questo modo, si crede erroneamente di proteggere il feudo da quegli elementi che invece potrebbero abbatterne le mura dall’interno, trasformandolo, invece, in una “piazza di libero scambio” di idee, conoscenza, tecnologie, know-how, e quant’altro.

Mancanza di visione

Tutti sanno che la vision in ogni azienda dovrebbe rispecchiare gli ideali, i valori e le aspirazioni di ogni dipendente, dal fondatore fino all’ultimo collaboratore. Avere una chiara visione aziendale è essenziale.

Purtroppo quest’ultima manca spesso nelle agenzie per l’innovazione, perché a nostro modesto parere in esse si dà molto più peso alla mission. Se non mi credete fate un giro nei vari siti di queste agenzie, e vi accorgerete che nella maggior parte dei casi non si parla affatto di visione.

Questo rende anche difficile darsi degli obiettivi veritieri, raggiungibili e soprattutto sfidanti, perché come tutti sappiamo sfidare i propri limiti è essenziale per fare innovazione, e soprattutto quando si pretende di portarla nelle aziende.

E se non si pone l’accento sulla vision, e non ci si pone degli obiettivi realizzabili e concreti, si finisce a lavorare nel proprio piccolo feudo, da dove si guarda il mondo esterno dalle feritoie, piuttosto che da grandi e ampie finestre che permettono di spaziare con lo sguardo (e la mente).

Conoscenza del mondo aziendale

Come ho detto, queste agenzie attivano e gestiscono progetti di innovazione, agevolando l’accesso ai fondi pubblici. E nel far questo devono veicolare una serie di pratiche, metodologie, tecnologie e conoscenze all’interno delle aziende. Ma quando questi intermediari non conoscono il mondo aziendale, cosa succede? Semplice, non si fa innovazione!

Mi è capitato di parlare con persone che parlano delle aziende come di delle “entità produttive che hanno bisogno di aiuto per innovare”. A mio avviso, invece, l’intermediario di un’agenzia per l’innovazione deve saper intendere e parlare tutti i linguaggi (accademico, istituzionale e industriale), deve conoscere profondamente il mondo aziendale, e deve conoscere le dinamiche che lo governano. Solo in questo modo l’intermediazione diventa efficace, altrimenti non si fa altro che innalzare ancora di più le mura di cinta del feudo e costruire fossati sempre più profondi.

Queste quattro semplici caratteristiche di cui ho appena parlato, e che accomunano molte agenzie per l’innovazione, rendono il lavoro di queste ultime generalmente sempre molto difficile. Infatti se la mission è molto chiara: generare innovazione, creare valore e accedere a progetti di collaborazione; molto meno chiari sono i meccanismi di execution.

Lasciare che ognuna di queste agenzie si radichi nel territorio, avendo sempre e soltanto come obiettivo fare il bene dello stesso e delle aziende presenti, gestendo dei progetti altrettanto territoriali, le ha trasformate in tanti piccoli feudi che non fanno rete, o la fanno molto male.

Bisogna pertanto abbattere le mura di questi feudi, lasciare che i “difetti” diventino delle opportunità per migliorare, e cercare di far crescere una rete più solida e collaborativa. E non ci riusciremo se non si rompono degli schemi vetusti e conservativi che impediscono la condivisione e la collaborazione.

E come abbiamo detto nell’articolo precedente: vi sembra abbastanza sfidante come obiettivo? Noi siamo qui e a disposizione.

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