HOME

Brevi speculazioni per imprenditori e manager sul nuovo inizio

Smartangle News • Mag, 2020

Oggi vogliamo fare alcune brevi speculazioni per imprenditori e manager su come affrontare il nuovo inizio e ripartire con delle priorità chiare e ben definite.

Dopo mesi passati chiusi in casa ad interrogarci su quali saranno gli scenari futuri: sociale, economico, industriale, culturale e via discorrendo; siamo pronti a ripartire. Ma lo siamo davvero?

Nonostante le solite innumerevoli informazioni, spesso discordanti e controverse, che affollano i media, sembra che molte aziende, e molti professionisti, si stiano preparando ad affrontare la ripartenza.

Moltissime aziende si troveranno davanti ad un periodo di incertezza, di instabilità, e dovranno ripensare il proprio business e, soprattutto, dovranno affrontare non tanto una ripartenza, ma un nuovo inizio.

Sicuramente vi sarete accorti che molto di quello che abbiamo fatto fino a ieri, ovvero fino a prima della pandemia, sarà obsoleto o non più praticabile. La chiusura forzata di molte aziende, e il blocco delle attività, ha inevitabilmente cambiato, se non tutto, molto del modo di fare business.

Quindi dovremo cambiare per sopravvivere!

Dovremo cambiare per far sì che il nostro business possa ricominciare, eventualmente rinascere e ritornare a crescere. Un primo insight l’abbiamo avuto durante la chiusura, infatti abbiamo visto emergere nuove iniziative e nuovi approcci di business.

I servizi digitali hanno avuto un boom impressionante, e certamente non imprevisto. Infatti, costretti a casa, moltissimi hanno iniziato ad usare il cosiddetto “etail” (con un incremento in EU e UK del 129%). I professionisti hanno usato molto più massicciamente i servizi di tele- e videoconferenza (ad esempio gli utenti di Zoom sono arrivati da 10 a 200 milioni ad aprile).

Molte aziende si sono riconvertite, e si sono dedicate alla produzione di mascherine protettive, camici, maschere facciali e altri dispositivi (qui i nomi più altisonanti sono Lamborghini, Armani, ecc.).

Abbiamo compreso tutti l’estrema versatilità dei servizi di digital manufacturing, o meglio del 3D printing. Ormai sono famosi gli esempi dei connettori per respiratori stampati in 3D, grazie all’iniziativa di FabLab e Isinnova, a cui poi si è aggiunta anche FCA ed altre aziende.

Ma tutto questo per quanto riguarda ciò che è fattibile “in digitale”, e per il resto? Cosa succederà nell’industria metalmeccanica, della chimica, dell’automotive, dell’arredamento, della moda, del turismo, della cosmetica…e ci fermiamo qui perché la lista è lunga?

Ebbene, tutte queste realtà dovranno necessariamente puntare tutto sul nuovo inizio di cui parlavo. Queste aziende, indipendentemente dalla loro dimensione, dovranno necessariamente reinventarsi, rivedere i propri modelli di business, i propri target di clientela, ripensare a come raggiungerla (es. con nuove linee di distribuzione), e a come i loro clienti compreranno beni e servizi in futuro.

Abbiamo già visto alcuni esempi di come alcune aziende si siano adattate alla contingenza. Ma non possiamo pensare che tutte le aziende della moda, da ora in avanti, producano mascherine o camici.

A molte aziende mancano, ad oggi, le variabili per poter pensare ai nuovi scenari a medio e lungo termine. Molte aziende non hanno ancora chiare le dinamiche di acquisto e vendita di beni, e di come si comporteranno fornitori e clienti. Gli imprenditori, al netto delle misure messe in campo dal Governo, non sanno ancora come risanare gli ammanchi di fatturato di questi due mesi, e forse di quelli successivi. I CDA non riescono a focalizzarsi sulle priorità, perché c’è ancora troppa incertezza, e troppa nebbia da diradare.

Allora, ci si dovrà muovere rapidamente, e molto più rapidamente di come si faceva pre-pandemia.

L’imperativo non sarà più innovare, ma cambiare.

Per accelerare agilmente, e cambiare direzione altrettanto velocemente, sarà necessario utilizzare strumenti adeguati. Tali strumenti dovranno avere delle caratteristiche imprescindibili, a cui ognuno di voi dovrà guardare, ovvero:

  • essere semplici da usare;
  • facilitare dinamiche e processi complessi;
  • essere facilmente utilizzabili all’interno dell’azienda; e
  • dare immediata autonomia alla stessa.

Quindi tutte le belle metodologie che riempiono siti e presentazioni dei consulenti (lean, agile, design thinking, lean startup e simili) dovranno essere reinterpretate, adattate e personalizzate in base a quello che sarà l’utilizzo in azienda. E questo è il vero valore aggiunto che ognuno di voi dovrebbe ricercare nei professionisti, o nei partner, con cui andrà a collaborare sin da subito.

All’inizio dell’anno, come ogni azienda, abbiamo fatto la lista dei famosi buoni propositi. In pochi mesi questi propositi sono stati stravolti, come tutto il resto. Perciò, per concludere, avendo riflettuto su come rivedere detti buoni propositi, provo a condividere quanto emerso, sperando che alcuni di voi li sposino e facciano propri:

  • comprendere il nuovo scenario in cui mi ritroverò ad operare (abbiamo fatto un gioco sullo scenario planning);
  • fare un esercizio per definire cosa ho imparato durante la pandemia (siamo in procinto di fare un gioco sulla lesson learned);
  • sperimentare nuovi metodi di lavoro (workshop online), nuovi strumenti (nuovi giochi più semplici e facili) e nuovi approcci (in-person/remote);
  • definire chi sarà il mio target di cliente in futuro, e quanto questo sarà ricettivo;
  • ridefinire la nostra flessibilità per sfruttare più ecosistemi possibili al contempo.

Spero di avervi dato, in ultima battuta, e con delle brevi speculazioni, una semplicissima linea guida a voi manager e imprenditori, su cosa fare da domani per affrontare il nuovo inizio…e per farlo in velocità basta contattarci.